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Elisa: Piccole Donne Crescono

Elisa: Piccole donne Crescono

Un rischio serio nella carriera di un artista, specie se bravo, è quello dell’autoreferenzialità nel creare musica, nella ricerca di nuove idee, nuove interpretazioni, nuovi suoni è facile perdere di vista il pubblico e rimanere a compiacersi di se stessi, isolandosi in un mondo di perfezione accessibile a pochi.

Questo è quanto era accaduto ad Elisa in “Lotus” , in cui gli arrangiamenti acustici e l’atmosfera”intimista” erano perfetti per sottolineare la sua più che melodiosa voce, tanto più bella quando malinconica; l’effetto fu quella di u album particolarmentenoioso, musicalmente ricercato e ben suonato. Ma quasi impossibile da ascoltare “in assoluto”, se non come sottofondo per una cenetta romantica…..
Occasione per una cantante cui iL Friuli è sempre stato stretto, arriva Glen Ballard , già produttore di Alanis Morissette, e riporta Elisa su binari più vicini al gusto comune.
Ciò si traduce in brani decisamente più rock, anche rispetto a quelli dei suoi primi album, in cui la voce non è più il centro della loro composizione, quasi “appiattita” dal resto della musica.
Bisogna ammetterlo, l’originalità e l’unicità con cui la nostra cantante fu capace, poco più che ventenne, di vincere Sanremo, la si riconosce proprio in quelle canzoni malinconiche e lente, che permettono di ricercare i suoni più acuti e limpidi. Come “The Waves” e “Pearl Days”. Per quanto riguarda le altre,una volta superato l’imbarazzo di fan nel non poter più distinguere Elisa dal suo attuale modello (putativo, non originale, non credo questo paragone fosse suo obbiettivo in passato) Alanis Morissette, bisogna riconoscere la capacità dell’album, piacevole in ultima analisi, di essere sottofondo caratterizzante per le scene di una vita, reale o fittizia come quella di un film, la colonna sonora per una storia d’amore e nostalgia.


Aggiungi:  Martedì, 08 Febbraio 2005
Autore:  laurentina
Punti:
Voti: 2132
Language: ita

  

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