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Dieci piccoli indiani

Dieci piccoli indiani (..e poi non rimase nessuno) 
Ed. Mondadori  1988 - pagg. 210 - Euro 6.80


Un’isola deserta, dieci persone intrappolate in una grande casa enigmatica, una voce che parla e lancia accuse nei confronti di ciascun ospite, una serie inarrestabile di delitti spietati, un boia ignoto ed invisibile tra i dieci invitati. Fino a quando non rimane nessuno…
La più famosa autrice di gialli è nota soprattutto per aver ideato il tema della “camera chiusa” in cui troviamo un gruppo di persone costretto da una causa esterna in un ambiente chiuso e claustrofobico senza alcuna via d’uscita. I luoghi sono i più svariati: un aereo in volo (“Delitto in cielo”), un treno in corsa (“Assassinio sull’Orient Express”), battelli esotici (“Poirot sul Nilo”) o ville enormi ed inquietenti, come nel caso di “Dieci piccoli indiani”. In ambienti chiusi o limitati come quelli descritti, per forza di cose, l’assassino è necessariamente uno del gruppo e spetta all’investigatore il compito di svelare l’arcano.

Nel corso dell’indagine vengono presentate le reazioni delle persone intrappolate, tutto ciò che nascondono e quello che, invece, fanno trapelare e mettono in evidenza. “Dieci piccoli indiani” rappresenta un’esasperazione del tema della “camera chiusa” per molte ragioni. Innanzitutto, non è presente la figura ‘indispensabile’ del detective; al contrario, ognuno dei dieci ospiti svolge a turno, nel romanzo, tre ruoli, di solito, chiari e contraddistinti: la vittima, l’indiziato e l’investigatore. Ognuno degli invitati, infatti, è vittima della furia cieca del boia il quale, si intuisce sin dall’inizio, non può che essere uno degli ospiti.
Questa certezza, però, più volte viene messa in discussione dai personaggi del romanzo: alcune circostanze sembrano far pensare ad un intervento divino e soprannaturale che intenda castigare e punire i protagonisti per le proprie colpe. La barca stessa con la quale i personaggi vengono condotti verso l’isola della Morte ricorda la barca di Caronte che trasporta i dannati negli Inferi. Di contro, la villa è modernissima: non ci sono angoli bui, nessun pannello che potesse celare una porta segreta. Quindi, nessuna atmosfera di mistero. Ma proprio questa è la cosa più spaventosa.

La suspence scaturisce da marchingegni a quel tempo "tecnologici", come il giradischi, e da questa ambiguità nasce nei personaggi il timore, più o meno confessato, che la loro segregazione sull’isola e il lento avvicinarsi della morte sia opera di una forza soprannaturale e per questo invulnerabile. Infine, i dieci protagonisti ricoprono anche il ruolo dell’investigatore e quello dell’indagato.

Nella villa regna un’atmosfera di terrore e di sospetto: il valzer degli omicidi, lentamente, ora dopo ora, trasforma i protagonisti del romanzo. Tutti, improvvisamente, perdono la parvenza di esseri umani e regrediscono, senza accorgersene, allo stato animale. Vengono descritti come un uccello che ha sbattuto la testa contro il vetro oppure come una vecchia tartaruga circospetta o come un uomo dai denti di lupo e così via. In questa situazione, i personaggi, terrorizzati fino all’estremo e palesamente nemici l’uno con l’altro, tenuti in vita solo da un naturale istinto di sopravvivenza, capiscono che l’unica via d’uscita possibile, l’unico modo per porre fine all’angoscia è la morte. La “fine di tutto”.

 


Aggiungi:  Venerdì, 07 Ottobre 2005
Autore:  alessia_m84
Punti:
Voti: 2190

  

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Inviato da Anonimo 22 Ott 2011 - 04:38
I miei punti:
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