Domenica 25 ottobre il popolo delle primarie si è recato, ancora una volta, a votare.
Quella delle primarie è una prova appositamente escogitata per lui e a cui solo lui periodicamente si sottopone.
Spinto da un irresistibile richiamo, si muove, e, per miracolo, non certo per le indicazioni che non ha ricevuto, raggiunge il seggio.
Perfino a Napoli lo si è visto, aspettare, inusitatamente paziente, in lunghe file sui marciapiedi o in strada, sfiorato da auto e moto, oggetto di derisione ed imprecazioni.
Prima di arrivare a deporre le preziose schede nell'urna, ha atteso, a volte, ore intere, con i pacchetti con le sfogliatelle e il pesce comprati per il
pranzo domenicale che nel frattempo avevano perso gran parte della loro fraganza.
In compenso ha avuto la gratificazione di ritrovarsi, di manifestarsi a se stesso e agli altri, di misurasi, di interrogarsi, di compiacersi.
Vecchie amiche si sono riconosciute e abbracciate non senza aver notato in silenzio, l'una dell'altra, i chili e le rughe in più.
Vecchi colleghi ormai in pensione hanno ricordato gli anni e gli affanni del lavoro.
Tutti, i giovani e i vecchi, il giorno dopo l'uragano Marrazzo, hanno riflettuto con amarezza sui vizi, sulla ricchezza, sullo sperpero, sulla fragilità morale dei politici, sulla loro corruzione.
Tutti si sono sentiti, a ragione, infinitamente migliori. E questa intima consapevolezza li ha ripagati delle frustrazioni e delle delusioni a cui l'indegna classe politica quotidianamente li costringe.
E a proposito di corruzione....nelle tasche di chi andranno a finire gli euro versati per avere il privilegio di votare?